Ho letto questo libro, un classico della sociologia del 900, qualche giorno fa per un esame universitario, e insomma ve lo stra-consiglio .
L'autore, Erving Goffman, è (stato) un tipo decisamente originale e innovativo, un mito per molti suoi estimatori e lettori. In tutti i suoi scritti, e senza eccezione nel suo libro più importante e famoso "La vita quotidiana come rappresentazione" (diventato nel tempo un vero e proprio long seller) evita pesanti trattazioni teoriche, decidendo invece di parlare con un linguaggio fresco e naturale, andando a pescare, descrivere e analizzare aspetti a volte bizzarri, controversi e tra loro diversissimi della vita quotidiana. Un modo di fare (micro)sociologia controverso e inusuale, ma quanto mai efficace.
Il tema di fondo del libro, molto pirandelliano direi, è questo: ognuno di noi non vive la propria quotidianità e i rapporti con gli altri con vera autenticità, bensì attraverso un approccio propriamente drammaturgico. La vita individuale è, cioè, una incessante rappresentazione, e in quanto tale si struttura come un vero e proprio spettacolo teatrale. Ogni individuo recita più ruoli specifici, e più individui insieme recitano tanti ruoli coordinati tra loro formando così quella che Goffman definisce una equipe. Le nostre vite, dunque, sono per Goffman una continua preparazione allo spettacolo sulla ribalta, che è il momento della verità, davanti a un pubblico che è esso stesso a sua volta un altro attore/equipe.
Tali rappresentazioni sono le decine e centinaia di modi con cui ogni persona si dà al mondo e agli altri. Non si tratta di falsità, ma di comunicazione. Ognuno di noi, dice Goffman, vuole vendere sè stesso offrendosi al suo meglio, alla ricerca, forse, di adesione, conferme, rispetto, riconoscimento, amore.
Interessantissima, infine, l'analisi sul dietro le quinte, cioè gli spazi e i momenti più veri, in cui ci si rilassa e ci si può permettere di togliersi ogni maschera.
Tali rappresentazioni sono le decine e centinaia di modi con cui ogni persona si dà al mondo e agli altri. Non si tratta di falsità, ma di comunicazione. Ognuno di noi, dice Goffman, vuole vendere sè stesso offrendosi al suo meglio, alla ricerca, forse, di adesione, conferme, rispetto, riconoscimento, amore.
Interessantissima, infine, l'analisi sul dietro le quinte, cioè gli spazi e i momenti più veri, in cui ci si rilassa e ci si può permettere di togliersi ogni maschera.
Una lettura piacevole, pregna, scorrevole, divertente, ma soprattutto attualissima.
Non ci crederete che questo libro è stato scritto nel 1956(!)


1 commenti:
E' uno dei miei libri preferiti. Un classico della sociologia che ha indirettamente influenzato la visione attuale dei media e della partecipazione delle persone. :)
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