Non dite a mia madre che sono un blogger _ Lei mi crede pianista in un bordello

mercoledì 30 aprile 2008

Contatti _ Bugo

bugo - contatti Bugo è una delle voci nuove della musica pop italiana. Ultimamente va molto il suo nuovo singolo, C'è crisi, promosso non poco anche dalle trasmissioni di rai due, la quale si candida -con più o meno successo- a essere la nuova "rete musicale" ("Perchè la musica batte solo sul due", dicono)

Il suo nuovo album si chiama Contatti; è un disco a suo modo innovativo, specie negli arrangiamenti.
Divertenti e a volte spiazzanti i testi.
Molta elettronica.
La timbrica ricorda tantissimo Grignani.
Qui il suo myspace.

Qui sotto il video di C'è Crisi.

martedì 29 aprile 2008

PD _ Diego Bianchi (Zoro)

Negli ultimi mesi è stato lanciato un nuovo prodotto, il PD.
Le attese erano tante, i risultati sono stati -fin'ora- pochi.
C'è da dire che più o meno tutti, dal centro fino alla sinistra più profonda, affermano convintamente che è il PD era l'unica cosa giusta da fare, e che tale giustezza troverà i suoi frutti nel lungo periodo.
Nel frattempo (nel breve periodo) si langue.
Trattando il PD come un brand, si può dire che necessiterebbe di un restyling massiccio e profondo.

Per quanto mi riguarda, propongo una cosa piccola e in pratica mi accodo alla lunga fila di richiedenti "Zoro 4 PD Communication". Il sottoscritto e molti altri sostengono, infatti, la tesi per cui la creatività e l'ironia di Diego-Bianchi-in-arte-Zoro non possono che aggiungere qualcosa di bello a questo PD che non vuole decollare.

Per chi ancora se lo fosse perso, qui: "Tolleranza Zoro 9a Puntata"

lunedì 28 aprile 2008

L'opera struggente di un formidabile genio _ Dave Eggers

dave eggers Ve lo ricordate il 2000?
Roma era strapiena di gente in giubilio, in tv partiva il grande carrozzone del primo grande fratello e a New York le torri gemelle tagliavano il cielo di Manhattan come se fosse la cosa più normale del mondo.
Oltretutto, Bush e Berlusconi non governavano rispettivamente USA e Italia. Non ancora, si intende.


Insomma, era il 2000, il nuovo millennio iniziava e il mondo era di sicuro un mondo più bello.
A rendere pià bello quell'anno ci pensò anche un giovane scrittore americano che proprio quell'anno compiva trent'anni, Dave Eggers, pubblicando un libro intitolato "A heartbreaking work of staggering genius". In Italia la traduzione sbarcherà (fortunatamente) appena un anno dopo, con la bella e giusta traduzione di "L'opera struggente di un formidabile genio" (Mondadori - 8,40 euro)

Un consiglio: se non avete ancora letto questo romanzo, fatelo. Fatelo quanto prima. Questo romanzo è una delle opere di narrativa più interessanti degli ultimi decenni a livello mondiale. Definito il nuovo "Giovane Holden", ha non a caso venduto milioni di copie in America e in tutta Europa. Le motivazioni di questo successo sono evidenti: è un romanzo che non permette l'indifferenza o un comodo distacco, che ti trascina con sè nella periferia di una Chicago fredda e piovosa che fa da sottofondo alla prima metà del romanzo.
Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto: è una storia autobiografica. Non che questa cosa dia un valore in più al libro, ma certamente rende l'impatto della lettura più emotivo, forse. Il narratore in prima persona è D. Eggers stesso, e le vicende che racconta sono pezzi della sua vita reale, narrativizzate con fantasia e con uno stile a dir poco originale.
A ventidue anni perde entrambi i genitori nel giro di pochi mesi, portati via dal cancro. E Dave si ritrova così da solo contro il mondo. E con il suo fratellino Toph, di otto anni. La parte iniziale, che decrive la vita oppressiva dentro una casa che odora di malattia e di un senso di fine, è uno squarcio di letteratura contemporanea che raggiunge il sublime e fa meritare al libro l'appellativo di "capolavoro". E' qui che subentra il grande talento di questo scrittore: nel suo racconto non c'è una drammaticità compiaciuta, niente lacrime o gesti disperati. Al contrario, come conseguenza dei tragici eventi, si innescherà un senso di elettrica libertà, una spinta che porterà i due protagonisti a viaggiare su e giù per un'America esilarante e contraddittoria.
Difatti, questo è un libro pieno di umorismo, fitto di spunti di meta-narrativa interessanti e divertenti. Adorato dalla critica (per un soffio non ha vinto il Pulitzer, il premio letterario più importante d'America), sottilmente struggente, sfacciatamente originale, acrobatico per molti versi, avanguardista (avant-pop? post-pop? neo-minimalista?), "maniaco-depressivo" a detta di alcuni (il New York Times lo ha definito "big, daring and manic-depressive"), poetico, intimo, surreale, dolce ma mai patetico. Insomma, un capolavoro.

Una piccola critica? Forse il disequilibrio a livello di presa tra la prima e la seconda parte del libro, più faticosa quest'ultima in quanto più "sperimentale". Comunque geniale, accattivante, ispirata. E poi le ultime pagine, con Dave e l'adolescente Toph in spiaggia, uniti da un frisbee nell'aria, riescono nell'intento di essere uno dei finali più belli mai scritti in assoluto.
Nel 2001 l'Observer ha definito Dave Eggers "il J. D. Salinger della Generazione X".

Links consigliati

- Wikipedia Dave Eggers
- Wikipedia L'opera struggente di un formidabile genio
- Wikipedia Dave Eggers (English)
- Wikipedia L'opera struggente di un formidabile genio (English)
- Luca Sofri (wittgenstein.it) parla di D.E. e del romanzo


Leggi l'incipit del romanzo

domenica 27 aprile 2008

Padre Pio _ Cyber Punk

pubblicità portachiave albano featuring padre pio

(Al_Bano featuring Padre_Pio)

Ok.
Proviamo adesso a parlare di industria culturale, che non vuol dire solo "libri", ma anche dischi, programmi radio e tv, spot, tendenze, mode, politici, riviste, eccetera.
Ok.


Proviamo adesso, qui, a dire qualcosa su quei prodotti ambivalenti che da un parte strizzano l'occhio all'aspetto consumistico, e dall'altra ammiccano esplicitamente alla sfera dei credenti, della fede e della religione. Il business che incontra la devozione.
Ok.
Dunque.
Proviamo a fare un sillogismo.
  • SE... il cyber-punk è quella corrente culturale (e letteraria!) che osserva e descrive le tendenze contemporanee per cui le tradizioni e i conservatorismi cortocircuitano con le novità high-tech, le nuove tendenze pop e il mondo dei consumi e del marketing...
  • E SE... Se le icone più o meno classiche della tradizione cattolica si innestano, con incredibile efficacia e successo, nel sottobosco consumistico del contesto italiano...
  • ALLORA... Possiamo dire che il Padre Pio che ultimamente furoreggia nel dibattito mediatico e consumistico è quanto di più cyber punk il (c.d.) belpaese stia offrendo in questo periodo.

Difatti, ben più della Fiat, della Ferrari, della Nutella, dei vestiti di Valentino o Versace o Dolce e Gabbana, di Andrea Bocelli, di Ennio Morricone, le varie declinazioni consumistiche di madonne più o meno piangenti, cristi morenti e nuovi santi rampanti riescono a descrivere con incredibile nitidezza l'Italia di oggi, scissa e irrisolta tra un conservatorismo invero molto pagano e una contemporaneità mai davvero raggiunta ma soltanto evocata o immaginata - specie dalle nuove generazioni - guardando magari verso la Spagna, l'Inghilterra, l'America.

E...

  1. I cellulari che a decine riprendono in video la salma(!) di Santo Pio (adesso aperta al pubblico),
  2. le masse che si spostano nei luoghi "magici" del culto e che nelle interviste televisive fanno di tutto -non riuscendoci!- per ostentare un qualche scetticismo nei confronti dei presunti miracoli che tali luoghi (o acque) favorirebbero,
  3. le pubblicità di portachiavi o altri simpatici cimeli - veri e propri nuovi santini post-moderni - raffiguranti questo o quel santo più o meno alla moda...

...sono solo tre di mille immagini/metafore che raccontano con incredibile precisione la vecchiezza, più culturale che anagrafica, di un bel pezzo di questo paese.

Senza contare, poi, gli onnipresenti crocefissi attaccati ai muri di scuole e uffici pubblici di mezza Italia. E poi il gioco stigmate si/stigmate no. And so on, and so on...


Sempre sullo stesso tema, davvero interessanti l'ultimo post di Raf, un articolo di Merlo su repubblica che sfocia nel politico e infine un video, divertente e feroce come sempre, di Enrico Lucci.

sabato 26 aprile 2008

Gomorra _ Roberto Saviano

Gomorra Roberto Saviano ha 28 anni e "Gomorra" è il suo primo romanzo, un romanzo che ha venduto (per il momento) quasi un milione e mezzo di copie e si candida ad essere uno dei testi di riferimento della letteratura contemporanea italiana.
Quando finisci di leggere un libro come "Gomorra" hai come l'impressione di aver letto qualcosa di tremendamente importante.

Difatti, Gomorra non è "solo" un romanzo, nè è "solo" un'inchiesta. E' qualcosa di più. Il pensiero va a Primo Levi e al suo romanzo/testimonianza "Se questo è un uomo", di cui Philip Roth disse che si trattava del più grande libro della let. italiana, in quanto dopo tale libro nessuno ha potuto nè potrà dire che "non è stato Auschwitz".
Per Gomorra vale un po' la stessa cosa: si tratta innanzitutto di una rivendicazione di libertà, della libertà rabbiosa della parola letteraria rispetto ai temi affrontati.


Il libro è una testimonianza in prima persona, lucida ma intensa, riguardo al marcio degli affari camorristici in Campania e in Italia. Non è una cronaca sexy che strizza l'occhio ad affascinanti descrizioni di scene di guerra della mafia contro lo stato. Piuttosto, è una analisi in forma di romanzo di come la camorra (o meglio "il sistema", come viene chiamata più "giustamente") si innesti dentro lo stato e non contro; il sistema è un marchingegno praticamente perfetto, fatto di boss-managers che arrivano a fatturare miliardi di euro tramite un meccanismo tanto marcio quanto efficiente di produzione di ricchezza attraverso il lavoro in nero, un uso spregiudicato di tangenti e clienteralismo, una criminalità diffusa, capillare ed organizzata, l'affiliazione sistematica con la politica, l'utilizzo di ragazzi-soldato, lo spaccio e il traffico internazionale di droga, la gestione degli appalti dell'immondizia, il disprezzo e la noncuranza per qualsiasi forma civica, sociale, ecologica; e soprattutto attraverso un clima di consenso che persiste come un pianta difficile da sradicare.

Gomorra è un libro sconfortante, ma lo sconforto dura relativamente poco. Perchè infine sopraggiunge prima la rabbia e poi una maggiore consapevolezza. Perchè Gomorra è un libro che fa conoscere quell'altra parte dell'Italia, quella di cui non si parla mai o comunque troppo poco, quel "terzo mondo" che vive tra noi nonostante venga sistematicamente messo alla porta dal palcoscenico mediatico.

Il libro diventerà presto un film, in uscita a breve nei cinema (regia di Matteo Garrone)



Gomorra è già diventato una pièce teatrale (regista: Mario Gelardi, adattamento di R. Saviano e M. Gelardi), andato l'altra sera in onda su rai due.

- UPDATE: (il mitico) Rafaeli_Blog mi segnala questo blog, davvero molto interessante, che è una specie di blog di giornalismo locale su Napoli e la Campania, e che si chiama Folklore Napoletano -

Continua a leggere il post
  • Tratto da Gomorra - Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra

Vicino al bar c'era un gruppo di ragazze, si stavano organizzando per il Ferragosto. Appena videro arrivare il ragazzo di corsa capirono subito, non avevano confuso il rumore di un'automatica con quello dei petardi. Tutte si sdraiarono con il viso per terra, temendo di essere viste dal killer e quindi poter diventare dei testimoni.
Ma una non abbassò lo sguardo. Una di loro continuò a fissare il killer senza abbassare gli occhi, senza schiacciare il suo seno sul catrame o coprirsi il viso con le mani. Era una maestra d'asilo di trentacinque anni. La donna testimoniò, fece i riconoscimenti, denunciò l'agguato. Nella molteplicità di motivi per cui poteva tacere, far finta di nulla, tornare a casa e vivere come sempre c'era la paura, il terrore delle intimidazioni e ancor più il senso dell'inutile, far arrestare un killer, uno dei tanti. E invece la maestra mondragonese trovò nella cianfrusaglia di ragioni per tacere un'unica motivazione, quella della verità. Una verità che ha il sapore della naturalezza, come un gesto solito, normale, ovvio, necessario come il respiro stesso.
Denunciò senza chiedere nulla in cambio. Non pretese stipendi, scorta, non impose il prezzo alla sua parola. Svelò ciò che aveva visto, descrisse il viso del killer, gli zigomi spigolosi, le sopracciglia folte. (...)
Al processo scaturito dalle testimonianze della maestra venne condannato all'ergastolo Salvatore Cefariello, ventiquattro anni, killer considerato al soldo dei clan ercolanesi.Il magistrato che ha raccolto la testimonianza della maestra, la definì "una rosa nel deserto" spuntata in una terra dove la verità è sempre la versione dei potenti, dove viene declinata raramente e pronunciata come merce rara da barattare per qualche profitto. Eppure questa confessione le ha reso la vita difficile, è come se avesse impigliato un filo in un gancio e l'intera sua esistenza si fosse sfilacciata assieme al procedere della sua coraggiosa testimonianza. Stava per sposarsi ed è stata lasciata, ha perso il lavoro, è stata trasferita in una località protetta con uno stipendio minimo passatole dallo Stato per sopravvivere, una parte della famiglia si è allontanata da lei e una solitudine abissale le è crollata sulle spalle. Una solitudine che esplode violenta nel quotidiano quando si ha voglia di ballare e non si ha nessuno con cui farlo, cellulari che suonano a vuoto e amici che lentamente si diradano sino a non farsi sentire più.
Non è la confessione in se che fa paura, non è l'aver indicato un killer che genera scandalo. Non è così banale la logica d'omertà. Ciò che rende scandaloso il gesto della giovane maestra è stata la scelta di considerare naturale, istintivo, vitale poter testimoniare.
Possedere questa condotta di vita è come credere realmente che la verità possa esistere e questo in una terra dove verità è ciò che ti fa guadagnare e menzogna ciò che ti fa perdere, diviene una scelta inspiegabile. Così succede che le persone che ti girano vicino si sentono in difficoltà, si sentono scoperte dallo sguardo di chi ha rinunciato alle regole della vita stessa, che loro invece hanno totalmente accettato.
Hanno accettato senza vergogna, perchè tutto sommato così deve andare, perchè è così che è sempre andato, perchè non si può mutare tutto con le proprie forze e quindi è meglio risparmiarle e mettersi in carreggiata e vivere come è concesso di vivere.

venerdì 25 aprile 2008

Generazione X _ Douglas Coupland

Generazione x
Arieccoci. (e siamo già al primo post!)

Prima Premessa fondamentale: non è facile parlare di Generazione X (titolo originale: Generation X, tales for an accelerated culture).
E' un romanzo dalle mille sfaccettature, che fa non della non linearità e della contraddizione la sua regola e filosofia.


Per comprenderlo e introiettarlo davvero, bisogna soltanto leggerlo (NB: questo libro si trova in qualsiasi libreria - edizioni piccola biblioteca oscar mondadori - e costa miseri 8 euro e 40) Anyway: spero che questo post incuriosisca chi tra di voi non lo avesse già letto e chi non ne avesse mai sentito parlare.
(NB 2: -purtroppo- la mondadori non mi paga per fare queste promotions...)

Seconda Premessa (meno fondamentale): "Generazione X" è un'espressione ormai abusata.
Pensateci. Generazione X è stata: una trasmissione televisiva; un film che non ho visto (Morandini ne parla malissimo, ma su filmup ho letto delle opinioni molto buone); una canzone di Mondo Marcio neanche così brutta (la linko solo perchè non fa così schifo) ... insomma, Generazione X vorrebbe dire un un sacco di cose, a quanto pare. Spesso, oltretutto, vengono additati (malevolmente) come generazione x questa o quella generazione, come se fosse una offesa, una iattura, qualcosa di sbagliato. Mah, mah...

Mettiamo i puntini sulle i, dunque.

Generazione X è il titolo di un libro(!)
E' il nome del romanzo-capolavoro (tra l'altro, romanzo d'esordio) di un autore canadese, Douglas Coupland. Scritto nel 1991, G. X è diventato giustamente quello che si dice essere un romanzo cult. Dico "giustamente" perchè sono pochi, di solito, i romanzi che riescono a dipingere con tale lucida semplicità un'epoca, una generazione, uno stato d'animo. A mio (very modest) parere, D. Coupland c'è riuscito, alla grandissima, iscrivendosi di diritto a quel filone letterario di autori post-moderni (soprattutto anglo-americani) che, dagli anni 80, scrivono di una realtà fatta di contrasti, di anti-eroi metropolitani contemporanei, a partire da Breat Easton Ellis (quello di American Pshycho) fino a Chuck Palahniuk (l'autore di Fight club)

Come dice la quarta di copertina, Generazione X è il libro dei "trentenni o giù di lì, sovraistruiti, sottoccupati, chiusi nel privato e imprevedibili". La generazione X è quella nata negli anni 60, 70 e (per esteso) 80, trovatasi per caso, appena adulti, in quella che Francis Fukuyama aveva già definito "la fine della storia", una non-epoca in cui i grandi meta-racconti sono finiti e i vecchi e rassicuranti dèi (ideologie) sono fuggiti e i nuovi dèi sono di là da venire.
Del resto, c'è molto del relativismo filosofico post-moderno nella poetica di D.Coupland.

I protagonisti sono tre amici: Andy, il narratore, che fa della sua amara ironia l'arma personale con cui combattere la sua incapacità di affrontare il mondo; poi c'è Dug, bizzarro, istrionico, istintivo. E infine c'è Claire, la donna del trio, fuggita da una famiglia talmente normale da rasentare la follia, anti-eroina contemporanea alla ricerca perenne di amori sbagliati. I tre si ritrovano a vivere assieme in un posto sperduto e desertico nell'entroterra californiano. Fuggiti volontariamente da impieghi e luoghi più "sicuri" e più "normali", scelgono lavori mal pagati ("mcjobs") e palesamente al di sotto delle loro disponibilità culturali. La loro scelta è una negazione a una vita dai confini prestabiliti, è il tentativo di aprirsi a nuove possibilità di tempo, di vita e di pensiero.

I tre si ritrovano, però, imbrigliati nella rete del loro tempo, un tempo fatto di un "niente" ridipinto di "tutto e adesso", popolato da quei "non luoghi" di cui Marc Augé dovrà ancora parlare e da persone "cosificate" che non parlano ma "vengono parlate" dai media, dalle istituzioni, dagli altri.
I protagonisti del romanzo sono le metafore estremizzate ma mai parossistiche della generazione che essi stessi rappresentano. Imprevedibili, intelligenti, sovraistruiti, senza futuro, senza valori, estremamente liberi, grotteschi, satirici, lucidamente disperati. Non rincorrono la realtà, scegliendo piuttosto di guardarla con sorniona disillusione e raccontandola con ironico distaccamento. "Profughi della storia (...) per loro non c'è nessuno che plachi le paure, nessuno contro cui sfogare la rabbia e nessuna nuova cultura che riempia il vuoto di quella passata"

Continua a leggere il post

Oltretutto, G.X è un romanzo-non romanzo. La trama non è una vera e propria trama con intreccio, scioglimento del nodo e gran finale. E' più un vagabondare casuale, che riesce a sostenere, nonostante ciò, una buona dose di pathos per tutte le 220 pagine.

Chi lo leggerà o l'ha già letto, nota come sia presente anche una forte componente di meta-narrativa, laddove i protagonisti stessi inventano nuovi e originali racconti, i quali, se da una parte prescindono completamente dal romanzo, dall'altra riescono a farci entrare nella mente e nei mondi fantastici dei protagonisti, aiutandoci a comprendere meglio loro, il loro pessimismo di fondo, gli squarci di ottimismo e della possibilità d una vita altra e nuova, le nostre paure e i nostri sogni.
Links consigliati

Citazioni tratte da "Generazione X"

  • SOLIDARIETÀ GENERAZIONALE: Il desiderio di una determinata generazione di etichettare come imbelle quella successiva, allo scopo di esaltare il proprio orgoglio collettivo: «I giovani d'oggi non fanno mai niente. Sono talmente apatici. Una volta noi uscivamo a protestare. Loro invece non fanno che spendere e lamentarsi.»
  • CULTO DELLA SOLITUDINE: Il bisogno ossessivo di autonomia, solitamente a spese delle proprie relazioni a lungo termine. Nasce spesso da aspettative smisurate nei confronti del prossimo.
  • TELE-PARABOLE: Insegnamenti morali derivati dalle serie televisive e applicati alla realtà quotidiana. «È proprio come nell'episodio in cui Jan perdeva gli occhiali!»MCJOB: Impiego a paga irrisoria, basso prestigio, bassa dignità, bassa realizzazione e senza futuro, in genere nel settore dei servizi. Considerato una scelta professionale soddisfacente da persone che non ne hanno avute mai.

Incipit del libro

Una volta, verso la fine degli anni Settanta, quando avevo quindici anni, ho speso fino all'ultimo centesimo dei miei risparmi in banca per salire su un 747 e attraversare il continente fino a Manitoba, nelle sperdute praterie canadesi, per assistere a un'eclissi totale di sole. Immagino di essere stato uno spettacolo ben strano, alla mia giovane età, magro come un chiodo e praticamente albino, a chiedere tranquillamente una camera in un motel di TraveLodge per poi trascorrervi la serata da solo a guardare allegramente i programmi disturbati dalla televisione via cavo e a bere acqua da tumbler di vetro lavati e riconfezionati così tante volte da sembrare passati alla carta vetrata.


E qui... riporto il pezzo a mio avviso più struggente (della serie: famose male) e forse più bello del libro. La scena è questa: i tre protagonisti (più altri, in questo caso) stanno parlando tra loro, come fanno per tutto il corso del libro, affondati dentro un pomeriggio vuoto della loro esistenza. Il gioco è quello di trovare il proprio ricordo personale, "un momento della vita che mi dimostri che sei esistito veramente".

Una volta che sarai molto e sepolto, e ti ritroverai dovunque ci ritroveremo tutti dopo la morte, quale sarà il tuo ricordo più bello della Terra?"Arriva il turno di Andy.Lo so qual è il mio ricordo della Terra. E' un odore, l'odore della pancetta. Era domenica mattina a casa mia, e stavamo facendo tutti colazione, caso senza precedenti dal momento che io e tutti e sei i miei fratelli e sorelle abbiamo ereditato da nostra mandre l'avversine per il cibo la mattina appena svegli. Preferiamo dormire. Non c'era neanche una ragione particolare.

Ci siamo semplicemente ritrovati in cucina tutti e sei per caso, ed eravamo allegri e bendisposti verso gli altri, e leggevamo gli articoli lugubri sul giornale. C'era il sole, e non c'era nessuno che si fosse svegliato psicopatico o cattivo.Mi ricordo chiaramente di essermi trovato vicino ai fornelli a friggere della pancetta. Ero cosciente che quella sarebbe stata l'unica mattina di quel genere concessa alla nostra famiglia: una mattina in cui eravamo tutti normali e gentili con gli altri, sapendo di volerci bene senza vincoli di nessun tipo. Sapevo che ben presto (come poi è successo) ci saremmo ritrovati carichi di rancore e lontani l'uno dall'altro, come invariabilmente accade alle famiglie col passare degli anni.

Per cui mi veniva quasi da piangere mentre ascoltavo gli altri che facevano battute e davo al cane pezzettini di uovo. Sentivo nostalgia di quell'evento addirittura mentre si svolgeva. Nel frattempo sugli avanbacci mi schizzavano le goccioline di grasso bollente della pancetta, causandomi piccole bruciature, ma per niente al mondo avrei strillato di dolore. Quelle bruciature per me non erano nè più nè meno piacevoli dei pizzicotti che mi davano le mie sorelle per farsi confessare a quale di loro volessi più bene, e sono quelle piccole bruciature e l'odore della pancetta fritta che mi porterò via. Sarà quello il mio ricordo della Terra.

giovedì 24 aprile 2008

A partire da... adesso !
(My _ Book Manifesto)

let's start E' il 24 aprile duemila + 8, e prima fuori pioveva, ma stamattina c'era un sole davvero grande, grandissimo.
Anyway... Andiamo al dunque.

La vita è fatta di prime volte e questo è il mio primo post.
Nonchè il mio primo blog.

Bene.
Presentazioni.
Mi chiamo Francesco e bla bla.
Okay.
Questo blog vuole/vorrebbe/vorrà essere nient'altro che una piattaforma in cui parlare di libri.
Libri di tutti i tipi e generi. Anche se la precedenza sarà data alla narrativa contemporanea(!) e in modo particolare al filone -americano&non solo- dei cosiddetti "minimalisti" o "post-moderni", che sono gli scrittori che mi piacciono di più.
Di più: il sottoscritto in tema di letture è un onnivoro. Cannibale, persino.
Bene.
Se dunque il topic è la narrativa contemporanea, in modo più esteso lo è anche l’intera “industria culturale” (italiana e non) e i suoi “prodotti”. Si parlerà perciò anche di dischi, programmi radio e tv, film, prodotti, marche, politici.
Il “faro” rimarrà comunque l’ambito dei romanzi e gli scrittori di oggi.
(Well, è chiaro che se ci dovessero essere eventuali sortite clamorosamente off topic, beh spero solo che potranno essere interessanti lo stesso)

Ultima cosa.
La parola chiave - dei blog, del web, di oggi - è certamente: condivisione.
Cioè sharing.
Cioè interattività.
ERGO (ma c'è bisogno di dirlo?) saranno -Of Course- ben accetti tutti i commenti e proposte e interventi e iméils e simpatici insulti et cetera.
Dico Davvero.

Bene.
Il dado è tratto.
Fiato alle trombe.
...
Via.