Arieccoci. (e siamo già al primo post!)
Prima Premessa fondamentale: non è facile parlare di Generazione X (titolo originale: Generation X, tales for an accelerated culture).
E' un romanzo dalle mille sfaccettature, che fa non della non linearità e della contraddizione la sua regola e filosofia.
Per comprenderlo e introiettarlo davvero, bisogna soltanto leggerlo (NB: questo libro si trova in qualsiasi libreria - edizioni piccola biblioteca oscar mondadori - e costa miseri 8 euro e 40) Anyway: spero che questo post incuriosisca chi tra di voi non lo avesse già letto e chi non ne avesse mai sentito parlare.
(NB 2: -purtroppo- la mondadori non mi paga per fare queste promotions...)
Seconda Premessa (meno fondamentale): "Generazione X" è un'espressione ormai abusata.
Pensateci. Generazione X è stata: una trasmissione televisiva; un film che non ho visto (Morandini ne parla malissimo, ma su filmup ho letto delle opinioni molto buone);
una canzone di Mondo Marcio neanche così brutta (la linko solo perchè non fa così schifo) ... insomma, Generazione X vorrebbe dire un un sacco di cose, a quanto pare. Spesso, oltretutto, vengono additati (malevolmente) come generazione x questa o quella generazione, come se fosse una offesa, una iattura, qualcosa di sbagliato. Mah, mah...
Mettiamo i puntini sulle i, dunque.
Generazione X è il titolo di un libro(!)
E' il nome del romanzo-capolavoro (tra l'altro, romanzo d'esordio) di un autore canadese, Douglas Coupland. Scritto nel 1991, G. X è diventato giustamente quello che si dice essere un romanzo cult. Dico "giustamente" perchè sono pochi, di solito, i romanzi che riescono a dipingere con tale lucida semplicità un'epoca, una generazione, uno stato d'animo. A mio (very modest) parere, D. Coupland c'è riuscito, alla grandissima, iscrivendosi di diritto a quel filone letterario di autori post-moderni (soprattutto anglo-americani) che, dagli anni 80, scrivono di una realtà fatta di contrasti, di anti-eroi metropolitani contemporanei, a partire da Breat Easton Ellis (quello di American Pshycho) fino a Chuck Palahniuk (l'autore di Fight club)
Come dice la quarta di copertina, Generazione X è il libro dei "trentenni o giù di lì, sovraistruiti, sottoccupati, chiusi nel privato e imprevedibili". La generazione X è quella nata negli anni 60, 70 e (per esteso) 80, trovatasi per caso, appena adulti, in quella che Francis Fukuyama aveva già definito "la fine della storia", una non-epoca in cui i grandi meta-racconti sono finiti e i vecchi e rassicuranti dèi (ideologie) sono fuggiti e i nuovi dèi sono di là da venire.
Del resto, c'è molto del relativismo filosofico post-moderno nella poetica di D.Coupland.
I protagonisti sono tre amici: Andy, il narratore, che fa della sua amara ironia l'arma personale con cui combattere la sua incapacità di affrontare il mondo; poi c'è Dug, bizzarro, istrionico, istintivo. E infine c'è Claire, la donna del trio, fuggita da una famiglia talmente normale da rasentare la follia, anti-eroina contemporanea alla ricerca perenne di amori sbagliati. I tre si ritrovano a vivere assieme in un posto sperduto e desertico nell'entroterra californiano. Fuggiti volontariamente da impieghi e luoghi più "sicuri" e più "normali", scelgono lavori mal pagati ("mcjobs") e palesamente al di sotto delle loro disponibilità culturali. La loro scelta è una negazione a una vita dai confini prestabiliti, è il tentativo di aprirsi a nuove possibilità di tempo, di vita e di pensiero.
I tre si ritrovano, però, imbrigliati nella rete del loro tempo, un tempo fatto di un "niente" ridipinto di "tutto e adesso", popolato da quei "non luoghi" di cui Marc Augé dovrà ancora parlare e da persone "cosificate" che non parlano ma "vengono parlate" dai media, dalle istituzioni, dagli altri.
I protagonisti del romanzo sono le metafore estremizzate ma mai parossistiche della generazione che essi stessi rappresentano.
Imprevedibili, intelligenti, sovraistruiti, senza futuro, senza valori, estremamente liberi, grotteschi, satirici, lucidamente disperati. Non rincorrono la realtà, scegliendo piuttosto di guardarla con sorniona disillusione e raccontandola con ironico distaccamento. "Profughi della storia (...) per loro non c'è nessuno che plachi le paure, nessuno contro cui sfogare la rabbia e nessuna nuova cultura che riempia il vuoto di quella passata"
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Generazione x è un romanzo decisamente post-moderno, sia nella forma (vedi: dopo) che, soprattutto, nel contenuto: è il riassunto narrativizzato di un mondo senza centro e punti di riferimento, senza più la "pretesa di fondare un unico senso del mondo partendo da princìpi metafisici, ideologici o religiosi e dalla conseguente apertura verso la precarietà di ogni senso", come Jean Francoid Lyotard insegna.
Dicevamo, la forma: G.X è, difatti, anche un libro a suo modo sperimentale. Vedi per esempio l'inaspettato aspetto grafico: l'aggiunta, ai lati del testo, di una specie di pseudo-dizionario dei modi di dire (più o meno improbabili) coniati dalla nuova generazione, nonchè di una serie di brevi fumetti in formato pop art creati dal disegnatore canadese Paul Leroche.Oltretutto, G.X è un romanzo-non romanzo. La trama non è una vera e propria trama con intreccio, scioglimento del nodo e gran finale. E' più un vagabondare casuale, che riesce a sostenere, nonostante ciò, una buona dose di pathos per tutte le 220 pagine.
Chi lo leggerà o l'ha già letto, nota come sia presente anche una forte componente di meta-narrativa, laddove i protagonisti stessi inventano nuovi e originali racconti, i quali, se da una parte prescindono completamente dal romanzo, dall'altra riescono a farci entrare nella mente e nei mondi fantastici dei protagonisti, aiutandoci a comprendere meglio loro, il loro pessimismo di fondo, gli squarci di ottimismo e della possibilità d una vita altra e nuova, le nostre paure e i nostri sogni.
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Citazioni tratte da "Generazione X"
SOLIDARIETÀ GENERAZIONALE: Il desiderio di una determinata generazione di etichettare come imbelle quella successiva, allo scopo di esaltare il proprio orgoglio collettivo: «I giovani d'oggi non fanno mai niente. Sono talmente apatici. Una volta noi uscivamo a protestare. Loro invece non fanno che spendere e lamentarsi.»
CULTO DELLA SOLITUDINE: Il bisogno ossessivo di autonomia, solitamente a spese delle proprie relazioni a lungo termine. Nasce spesso da aspettative smisurate nei confronti del prossimo.
TELE-PARABOLE: Insegnamenti morali derivati dalle serie televisive e applicati alla realtà quotidiana. «È proprio come nell'episodio in cui Jan perdeva gli occhiali!»MCJOB: Impiego a paga irrisoria, basso prestigio, bassa dignità, bassa realizzazione e senza futuro, in genere nel settore dei servizi. Considerato una scelta professionale soddisfacente da persone che non ne hanno avute mai.
Incipit del libro
Una volta, verso la fine degli anni Settanta, quando avevo quindici anni, ho speso fino all'ultimo centesimo dei miei risparmi in banca per salire su un 747 e attraversare il continente fino a Manitoba, nelle sperdute praterie canadesi, per assistere a un'eclissi totale di sole. Immagino di essere stato uno spettacolo ben strano, alla mia giovane età, magro come un chiodo e praticamente albino, a chiedere tranquillamente una camera in un motel di TraveLodge per poi trascorrervi la serata da solo a guardare allegramente i programmi disturbati dalla televisione via cavo e a bere acqua da tumbler di vetro lavati e riconfezionati così tante volte da sembrare passati alla carta vetrata.
E qui... riporto il pezzo a mio avviso più struggente (della serie: famose male) e forse più bello del libro. La scena è questa: i tre protagonisti (più altri, in questo caso) stanno parlando tra loro, come fanno per tutto il corso del libro, affondati dentro un pomeriggio vuoto della loro esistenza. Il gioco è quello di trovare il proprio ricordo personale, "un momento della vita che mi dimostri che sei esistito veramente".
Una volta che sarai molto e sepolto, e ti ritroverai dovunque ci ritroveremo tutti dopo la morte, quale sarà il tuo ricordo più bello della Terra?"Arriva il turno di Andy.Lo so qual è il mio ricordo della Terra. E' un odore, l'odore della pancetta. Era domenica mattina a casa mia, e stavamo facendo tutti colazione, caso senza precedenti dal momento che io e tutti e sei i miei fratelli e sorelle abbiamo ereditato da nostra mandre l'avversine per il cibo la mattina appena svegli. Preferiamo dormire. Non c'era neanche una ragione particolare.
Ci siamo semplicemente ritrovati in cucina tutti e sei per caso, ed eravamo allegri e bendisposti verso gli altri, e leggevamo gli articoli lugubri sul giornale. C'era il sole, e non c'era nessuno che si fosse svegliato psicopatico o cattivo.Mi ricordo chiaramente di essermi trovato vicino ai fornelli a friggere della pancetta. Ero cosciente che quella sarebbe stata l'unica mattina di quel genere concessa alla nostra famiglia: una mattina in cui eravamo tutti normali e gentili con gli altri, sapendo di volerci bene senza vincoli di nessun tipo. Sapevo che ben presto (come poi è successo) ci saremmo ritrovati carichi di rancore e lontani l'uno dall'altro, come invariabilmente accade alle famiglie col passare degli anni.
Per cui mi veniva quasi da piangere mentre ascoltavo gli altri che facevano battute e davo al cane pezzettini di uovo. Sentivo nostalgia di quell'evento addirittura mentre si svolgeva. Nel frattempo sugli avanbacci mi schizzavano le goccioline di grasso bollente della pancetta, causandomi piccole bruciature, ma per niente al mondo avrei strillato di dolore. Quelle bruciature per me non erano nè più nè meno piacevoli dei pizzicotti che mi davano le mie sorelle per farsi confessare a quale di loro volessi più bene, e sono quelle piccole bruciature e l'odore della pancetta fritta che mi porterò via. Sarà quello il mio ricordo della Terra.