Ultimamente mi è capitato di rileggere alcune parti di questo libro, che è sempre clamoroso, bello, divertente, struggente. Commovente, liberatorio. Energetico come una Red bull.
Hai solo paura come tutti, e allora ti agiti e credi (fai finta) di essere uno diverso uno che è com'è e non come lo fanno essere [...] Io voglio stare con gli altri, ma in un modo diverso, che non sia solo starsi addosso, per la paura di stare soli.
Porci con le ali è un diario a due, scritto nel 1976 e attualissimo. I due giovani protagonisti - due liceali sedicenni , Antonia e Rocco - più che cambiare il mondo vogliono disfarlo, deformalo e plasmarlo rispetto alla proprie necessità, vita, fame di libertà.
Politica, spleen, gli anni '70 e il sesso sono gli ingredienti base del romanzo. La quarta di copertina dice che si tratta della "generazione uscita dal sessantotto". Sarà, ma a me Antonia e Rocco mi sembrano così incredibilmente simili a noialtri Millennials nati da qualche parte negli anni 80 e 90 (manifestazioni e "compagni" e intenti rivoluzionari a parte, si capisce).
Stavo li' come uno scemo, non proprio nelle prime file perché bene o male un po' mi cacavo sotto lo stesso, a gridare e agitare il pugno. E mi sentivo contento. Ma quello che mi ha colpito di più è stato vedere a pochi metri da me Antonia. Che faceva le stesse cose. Ma soprattutto che era proprio un'altra! Cioè non aveva per niente quella faccina triste e un po' sconvolta che le ho visto addosso da quando la conosco, quell'aria di dire che merda 'sta vita o qualcosa del genere. Insomma era bellissima. Ho avuto un raptus, un focus, un motus, insomma mi sono avvicinato e le ho preso una mano (quella che non faceva il pugno). Lei si volta, mi vede, fa un sorriso e poi pazzescamente mi butta le braccia al collo e si mette a piangere. Be', in trentadue millesimi di secondo ho pensato due cose diverse. Prima: porco dio, ci mancava proprio una scena isterica di questa pazza, potevo restare dov'ero. Poi, porco dio, come cazzo fa a essere così meravigliosa, io è tutta la mattina che ho voglia di fare la stessa cosa e non l'ho fatta e non la farei mai, perche' sono uno stronzo che si vergogna di una cosa così, anche se è la più giusta. E mi è venuta una gran voglia di abbracciarla anch'io fino a stritolarla, di buttarla per aria e riacchiapparla, di sbaciucchiarmela tutta e di dirle di non piangere o invece si' di piangere quanto voleva, che andava benissimo così e non mi rendeva paranoico anzi felice. E naturalmente non ho fatto niente di tutto questo, ma forse non importa, nel senso che quando le ho detto 'Dai, ti offro un cappuccino' penso si sia capito che voleva dire tutte queste cose qua, e anche dai non far piangere anche me perché in fondo sono un maschietto. Ed è stato un cappuccino bellissimo con lei che si asciugava gli occhi col dorso della mano e io che non sapevo che dire ma cercavo di farlo capire e alla fine ho trovato il coraggio di riaccompagnarla a casa tenendola per mano e parlando del più e del meno.

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