Tuttalpiù muoio è uno di quei libri che non ti aspetti. L'hanno scritto Edoardo Albinati e Filippo Timi - l'attore, quest'ultimo - e il romanzo ripercorre, in maniera più o meno fantasiosa, la storia di Filippo-Filo, a partire dalle sua infanzia spericolata nella provincia umbra, l'adolescenza grottesca ed esilarante, l'età adulta e le mille problematiche, idiosincrasie e paure che, invece di ridursi, si moltiplicano.
Terminato lo spettacolo vengono a farti i complimenti, eppure senti che ti manca qualcosa.
Sei tornato nel mondo ma non ti ci ritrovi.
Comincia la routine del cercare un ristorante, i soliti posti aperti fino a notte fonda.
Oltre alla fame senti un'altra fame.Io ho fatto un voto.
Forse è perché sono mezzo cieco, forse è per le mie mille difficoltà a vivere, ho deciso che la realtà non esiste.E nemmeno la vita.Vivere non mi interessa.
Voglio solo rappresentare la vita, anzi crearla, crearne una più bella o più brutta, non importa.
Se l'unico modo per esistere e di crearsi una realtà artificiale, se tutta la vita è uno schermo, allora io debbo fare ridere, o far vomitare, ma sempre, in ogni momento, non solo quando sto recitando.
Abituato a improvvisare, salto i passaggi, provo un sentimento e subito la smania di esprimerlo, potrei farlo in un certo modo, ma so che se lo manifestassi così si capirebbe troppo facilmente cosa provo, allora in una frazione di secondo esamino e scarto la prima soluzione, scarto anche la seconda e faccio quella che sarebbe l terza mossa possibile e gli altri restano spiazzati perchè si aspettavano semmai la prima e nel frattempo io sono avanzato già di tre o quattro mosse.
Ho un disperato bisogno di dire la verità.
Ma non essendo più a teatro non ho un personaggio che mi permetta di farlo.
Dunque ne devo inventare un altro, e un altro, e un altro ancora.

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