
Questo straordinario romanzo si immagina e racconta alcuni pezzi di vita di tre donne: una è Virginia Woolf - tra le tre è l'unica che storicamente è esistita realmente e a cui questo romanzo sembra essere un omaggio; le altre due sono Laura Brown, giovane donna appartenente a una middleclass decadente ed educatamente disperata, e Clarrisa Vaughan, anima colta e curiosa, che si ritrova ad avere a che fare con la morte per aids di Richard, forse l'unico uomo che lei abbia mai amato.
Le tre protagoniste vivono e si muovono in tre momenti storici differenti, ma le loro storie finiscono per intrecciarsi attraverso svariate connessioni, somiglianze e identici sguardi tramite cui scrutare il mondo, sguardi carichi di una curiosità che è al contempo angosciata e vivissima.
Laura Brown
Mentre guida la sua Chevrolet lungo la Pasadena Freeway, fra colline in alcuni punti ancora bruciate per l'incendio dell'anno prima, ha la sensazione di stare sognando o, più precisamente, di ricordare questo viaggio in auto da un sogno fatto molto tempo prima. Tutto quello che vede le dà l'impressione di essere inchiodato al giorno come le farfalle eterizzate sono incollate a un pannello. Ecco i pendii neri delle colline punteggiati dalle case con gli stucchi color pastello che sono state risparmiate dalle fiamme. Ecco il cielo fosco, blu e bianco. Laura guida con competenza, né troppo piano né troppo veloce, controllando ogni tanto lo specchietto retrovisore. E' una donna in un'automobile che sogna di essere in un'automobile.
Ha lasciato il figlio dalla signora Latch, che abita in fondo alla strada. Ha inventato una commissione dell'ultimo minuto legata al compleanno del marito.
Ha avuto una crisi di panico - crede che "panico" sia la parola giusta. Ha provato a mettersi stesa per qualche minuto mentre il figlio dormiva; ha provato a leggere un po', ma non riusciva a concentrarsi. E' rimasta distesa sul letto con il libro tra le mani, sentendosi svuotata, esausta, per il bambino, per la torta, per il bacio. Tutto si riconduceva, in un certo senso, a questi tre elementi, e mentre stava stesa sul letto matrimoniale con gli scuri abbassati e la lampada da notte accesa, a cercare di leggere, si è chiesta: è questo che vuol dire impazzire? Non se l'era mai immaginato così - quando aveva pensato a qualcuno (a una donna come lei) che perdeva la testa, si era immaginata urla e lamenti, allucinazioni; ma in quel momento le era parso chiaro che c'era un altro modo, molto più tranquillo: un modo, più che confuso e disperato, piatto, tanto che un'emozione forte come il dolore sarebbe stato un sollievo.

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